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Approfondimenti e documenti

Le nuove norme per la legalità e la trasparenza

1. Meno sprechi, più consenso Ogni candidato si impegna a svolgere la propria campagna elettorale nel rispetto di un tetto massimo di spesa pari a un decimo del limite di spesa previsto per le elezioni del consiglio regionale dalla normativa vigente.

2. La regola del 100 Ogni candidato, in un apposito spazio personale messo a disposizione sul sito del PD metropolitano, rendiconta tempestivamente, e comunque nel corso della campagna elettorale, tutti i finanziamenti superiori a 100 euro e altre forme di utilità aventi valore economico superiore a 100 euro ricevuti o apportati per la propria campagna (ivi inclusi prestiti ottenuti tramite intermediari finanziari o ente equipollente), specificandone fonte (con codice fiscale), entità e utilizzo. In caso di dichiarazione mendace ovvero omissione di menzione di un finanziatore possono essere previste le dimissioni dalla carica e l’espulsione dal partito ovvero, in caso di rifiuto di dimettersi, la sola espulsione dal PD.

3. Finanziamenti senza interessi Ogni candidato si impegna ad astenersi dal ricevere finanziamenti e altre forme di sostegno da parte di concessionari o gestori di pubblici servizi, ovvero da soggetti privati che abbiano rapporti di natura contrattuale con l’Amministrazione (appaltatori, fornitori, ecc.) o che abbiano domandato od ottenuto provvedimenti dall’ente per il quale concorrono, nei cinque anni precedenti, nell’ambito di procedimenti nei quali il candidato medesimo, qualora sia amministratore uscente, abbia svolto una funzione decisionale o istruttoria. Ogni candidato si impegna, inoltre, ad astenersi dal ricevere finanziamenti, sia diretti sia indiretti, e altre forme di sostegno da associazioni, fondazioni, centri studio e altri enti che non pubblicizzino puntualmente tutti i finanziamenti ricevuti (fonte e importo).

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La scuola: come farla oggi per prepararla al futuro

La pandemia ha imposto di fare scuola in emergenza, ma ha anche portato all’attenzione di tutti la necessità di adeguare il sistema scolastico alle esigenze di un mondo complesso e globale, in cui i giovani devono non solo imparare a conoscere regole consolidate e a rispettarle, ma devono soprattutto apprendere ad affrontare l’imprevisto e a progettare il futuro.

È ormai irrinunciabile che l’allievo venga istruito ed educato ad assumere responsabilità, dominare situazioni complesse, selezionare e correlare informazioni, elaborare pensiero critico, decidere autonomamente, interagire e comunicare le proprie idee utilizzando in modo proprio anche le tecnologie multimediali di cui i docenti, per affrontare l’emergenza, si sono avvalsi per mantenere viva la comunicazione educativa pregiudicata dal distanziamento fisico.

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Scuola: come e quando ripartire?

Dipartimento Partito Democratico - Scuola e formazione professionale - In questo momento eccezionale, in cui milioni di bambini e ragazzi in tutti il mondo a causa dell’epidemia COVID 19 non possono più recarsi ogni giorno nelle loro classi e vedere i loro compagni, la comunità scolastica non si è fermata, ha trovato il modo di rimanere unita pure a distanza, cercando di preservare il diritto all’istruzione. 

Abbiamo vissuto in questi mesi una scuola diversa, ma forse possiamo pensare che la scuola possa essere diversa anche dopo la fine di questo triste periodo. Per questo, il Dipartimento scuola e formazione del Pd metropolitano di Milano ha ritenuto opportuno approfondire meglio quello che sta accadendo nel nostro sistema formativo, interrogandosi sul futuro prossimo, su quello che accadrà a giugno, con la chiusura dell’anno scolastico, ma anche su settembre, con la riapertura. 

Nascono così i tre documenti che seguono: il primo è un commento al Decreto scuola di aprile, il secondo una riflessione per una nuova valutazione, il terzo qualche spunto per ripartire. Buona lettura!

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"Fase 2" Convivenza e responsabilità

A cura del “Dipartimento Salute e Welfare PD Milano Metropolitana”  

LO SCENARIO 
I numeri ufficiali dei contagiati dal virus Covid-19 in Lombardia e nella Città Metropolitana di Milano descrivono solo parzialmente le dimensioni dell’epidemia in questa regione. Nell’esperienza di un numero significativo di Medici di Medicina Generale a Milano, su una popolazione media di 1.500 assistiti, ogni medico conta almeno una trentina di pazienti con sintomi compatibili con infezione da coronavirus, da seguire quotidianamente, che però non hanno fatto il tampone, e questo conferma l’ipotesi che i dati degli infetti dichiarati ufficialmente sono parecchio sottostimati rispetto al dato reale dell’epidemia in atto.

Perché in Lombardia ci sono più contagiati e più vittime dell’epidemia rispetto alle altre regioni italiane? Tra i tanti motivi possibili un dato può fornire una chiave interpretativa più immediata. Se confrontiamo la Lombardia con il Veneto, regioni confinanti con condizioni ambientali e socioeconomiche simili, la differenza più significativa riguarda la percentuale di pazienti ricoverati che, in Lombardia a Marzo raggiungeva il 47%, mentre in Veneto non arrivava al 22%, mentre a domicilio venivano curati in media il 46% in Lombardia e il 70% in Veneto Questa notevole differenza si riflette sui dati della letalità che in Lombardia è arrivata al 12%, mentre in Veneto si è fermata al 3%.

Questi dati sono una costante sin dall’inizio dell’epidemia e indicano una stretta associazione tra la letalità per Covid-19 e il modello di organizzazione sanitaria con cui si è affrontata la pandemia. Dove esiste un efficiente servizio di assistenza territoriale il sistema reagisce in modo migliore rispetto a dove il modello assistenziale sia prevalentemente ospedale-centrico, come quello lombardo: basta ricordare che in Veneto sono attivi ben nove dipartimenti di Igiene e Sanità pubblica, mentre in Lombardia quelli esistenti sono pochi e sono stati fortemente depotenziati di risorse, strumenti e personale nel corso degli anni.

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