Il blog 
della Segretaria

Dov'è finita l'umanità?

Il giorno dopo la liberazione di Silvia Romano sono rimasta scioccata e seriamente sconvolta, partecipando ad una trasmissione locale, dall'odio e dalla cattiveria insensati che in molti hanno iniziato a riversare addosso a quella ragazza. 

Nei giorni a seguire è andata sempre peggio: dalla gogna sui social sono passati ai lanci di bottiglia contro la finestra della sua casa, e nel mezzo c'è stato perfino un parlamentare della nostra Repubblica, uno che dovrebbe (uso volutamente il condizionale) rappresentare gli italiani, che è arrivato perfino a definire Silvia Romano una "neo-terrorista". 

Ci è voluto davvero poco, è bastata qualche ora dal suo rientro in Italia, che venisse attivata l'odiosa macchina del fango con minacce di morte proprio a chi aveva appena sconfitto il rischio di non poter tornare alla vita. Dopo 18 mesi di prigionia, proprio mentre assaporava la libertà ritrovata, è tornata ostaggio del tribunale di moderni inquisitori che hanno iniziato a processarla perché non indossava abiti occidentali. Hanno iniziato a odiarla perché, scendendo dall'aereo, era sorridente. E adesso la minacciano perché è diventata musulmana. 

Oggi Silvia Romano (col suo velo) è diventata, suo malgrado, il simbolo di uno scontro di civiltà. Questo non è giusto, e seppure ciascuno di noi nel nostro intimo coltivi la curiosità di conoscere le ragioni di questa ragazza, di capire come sia avvenuta la sua conversione, tutti noi avremmo dovuto fermarci. Fermarci, per esempio, di fronte a quell'abbraccio commovente fra mamma e figlia. Un'immagine iconica, emozionante e potente. Un'immagine stracolma di amore, che mi ha fatto scoppiare il cuore di gioia.

E, allora mi chiedo, come è potuto succedere che d'improvviso sia diventato più importante cosa stesse indossando o il suo corpo. Il corpo di una donna, ancora una volta, indagato e ferito dai commenti volgari di chi si è spinto oltre il limite del pudore, scommettendo che Silvia avesse concepito un figlio con i suoi aguzzini. E ancora, come è possibile che questa ragazza sia diventata un'ingrata, una traditrice della patria, una terrorista? Come siamo arrivati a cadere così in basso? Se fosse stato un uomo sarebbe andata così? Guardando al passato e al rilascio di altri ostaggi di sesso maschile, la risposta è no. 

Dietro l'odioso "se l'è andata a cercare" si nasconde sempre un malcelato misoginismo e la non accettazione di quelle donne che "osano" andare oltre, rispetto al quel limite imposto da chi è vittima di stereotipi e concepisce la donna come angelo del focolare domestico.   

Silvia Aisha Romano è per me il volto buono del Paese, il simbolo dei nostri migliori ideali e principi. L'immagine del coraggio e dell'impegno di chi crede che valga la pena rischiare la propria vita per fare del bene e rendere il mondo un posto migliore.

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